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Ascolto vero

Il Parroco > Saluti e Riflessioni > anno 2011-2012

IV domenica del Tempo Ordinario
29 gennaio 2012 (Mc 1,21-28)

In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafàrnao,] insegnava. Ed erano stupiti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.
Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.
Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».
La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

Il giorno di sabato Gesù frequenta la sinagoga. In questa circostanza rivolge la sua parola all’assemblea riunita, una parola trasmessa con autorità. La differenza con gli altri è evidente, tutti se ne accorgono. La sua parola penetra nel profondo del cuore, non è semplicemente frutto della sapienza e di pura preparazione. Gesù arriva al cuore dei suoi ascoltatori perché porta a conoscenza la vera Parola del Padre. Il discepolo e qualsiasi ascoltatore è chiamato a interrogarsi fortemente, non può fare finta di niente.
Durante questa occasione vediamo che l’insegnamento di Gesù non si esaurisce solo in parole, la sua autorità e il suo forte legame con il Padre si esprimono anche nell’azione concreta della guarigione di un uomo posseduto da uno spirito impuro. Gesù guarendo questo malato esprime il desiderio di guardare con benevolenza al cuore dell’uomo, offrendo a tutti l’amore del Padre. L’invito è quello di imparare ad andare al cuore del messaggio divino, di superare anche l’immobilità culturale che chiedeva di non fare nulla il giorno di sabato. La sofferenza dell’uomo, è oggetto di attenzione del cuore di Gesù. Il dialogo di Gesù con tutti gli ascoltatori della sinagoga, sia attraverso la sua parola che attraverso i gesti diventa invito all’unità e alla coerenza. L’unità era ben lontana nel malato posseduto. Lui da una parte riconosceva senza esitazione Gesù come “il santo di Dio”, ma nello stesso tempo non voleva avere a che fare con Lui. Una disunione che nelle sue più svariate forme esiste anche ai nostri giorni. Il rapporto con Dio è vissuto in una sorta di “fai date” dalle mille regole e sfaccettature, create ad arte da ogni individuo. Per incontrare Gesù occorre invece uscire da se stessi, e mettersi in gioco.

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