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III Domenica di Avvento
11 dicembre 2011 (Gv 1,6-
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa».
Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo».
Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.
Giovanni il Battista rende testimonianza della venuta del Messia con tutta la sua vita. Il Messia è qui indicato come la luce, una immagine importante, perché senza la luce non c’è vita, tutto diventa indefinito e poi muore.
La testimonianza di Giovanni è esempio anche per noi, infatti lui non guarda a se stesso, non pretende attenzione per la propria persona. Lui è un segno indicatore, vuole porre l’attenzione verso la cosa importante che a volte rischia di sfuggire ad uno sguardo distratto e ripetitivo. Giovanni si definisce “voce”, voce che amplifica ciò che vede, voce che obbedisce al progetto di Dio, voce che è impegno fattivo a “raddrizzare la strada” per andare incontro al Signore. Alla sua voce segue il gesto profetico del battesimo, che qui è solo segno di conversione. I sacerdoti e i leviti accorsi per incontrarlo nel deserto chiedono conto di questo gesto, per Giovanni è preparazione alla venuta imminente di Dio in Cristo. Il mistero del verbo che si fa carne è rivelato da Giovanni, diventa famigliare ma non per questo scontata e abituale è la presenza di Dio che dona il Figlio per la salvezza piena e definitiva. Giovanni annuncia con atteggiamento deciso, ma nello stesso tempo si pone di fronte al mistero di Dio con autentica umiltà. Annunciare Gesù Cristo è prima di tutto incontrarlo, fare esperienza di Lui, comprendere che è veramente possibile entrare in relazione con Lui. Dobbiamo però avere l’umile consapevolezza del Battista che dice di “non essere degno di sciogliere i legacci dei suoi sandali”. Il discepolo che ha incontrato Gesù si fa vero annunziatore del Regno, e come il Battista indica Gesù al fratello. Il buon discepolo può veramente essere un mezzo speciale per far incontrare il Signore, ma il segno speciale poi sparisce di fronte alla grandezza di Dio.